«E non ci indurre in tentazione», la frase che chiude il Padre Nostro, «non è una buona traduzione»: così formulata, sembra sottintendere che sia Dio a spingere l’uomo verso la tentazione.

Papa Francesco con questa osservazione, anticipa quanto avverrà nel 2019 con l’introduzione del nuovo Messale.

Questa frase del Padre Nostro, sarà infatti cambiata in «e non abbandonarci alla tentazione».

In Francia la nuova traduzione, «Ne nous laisse pas entrer en tentation» – «Non lasciare che entriamo in tentazione», al posto di «non indurci in tentazione», è già utilizzata nelle celebrazioni pubbliche dal dicembre scorso.

Con la modifica del Messale di fatto viene recepito quello che gli studiosi avevano già segnalato e che l’ultima traduzione ufficiale della Bibbia aveva già previsto. Un compito non certo semplice, molto lungo e impegnativo. Per l’ultima revisione infatti i lavori sono cominciati nel 2004 e sono ancora in corso.

L’operazione diviene necessaria, poiché la lingua e la cultura cambiano, ed è necessario adeguarsi. È necessario un lavoro attento per aggiornare e approfondire il linguaggio senza snaturare il messaggio originario.

La traduzione deve essere rispettosa del testo latino originale e deve essere comprensibile per i fedeli. Per il linguaggio della liturgia questa è un’operazione particolarmente complessa, tanto che spesso anche le migliori traduzioni non riescono a rendere immediatamente il senso e il significato del messaggio.

Di questo se ne occupa la Conferenza Episcopale Italiana, tramite i vescovi, i membri esperti dell’Ufficio liturgico nazionale e coinvolge una trentina di specialisti fra teologi, pastori, linguisti.


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